Scheda articolo : 444587
Decollazione del Battista
Autore : Orazio De Ferrari (1606-1657)
Epoca: Seicento
Misure H x L x P  

La scena raffigurata in questo bel dipinto, ancora in prima tela, rappresenta il momento preparatorio al martirio di San Giovanni Battista ed è riferibile al pittore Orazio De Ferrari (1606-1657) uno tra i maggiori esponenti del barocco genovese. 
Allievo del pittore Giovanni Andrea Ansaldo la sua produzione risentì fortemente dall’ambiente artistico che lo circondava. Nelle sue opere si riconoscono elementi stilistici derivati del Borzone, dell’Ansaldo dell’Assereto oltre una significativa influenza rubensiana che confluiscono progressivamente in un linguaggio autonomo e personale.
Particolarmente rilevante è l’uso del nudo, caratterizzato da un’anatomia attentamente studiata nelle accademie e che gli consentì di raggiungere una notevole padronanza tecnica ed espressiva specialmente nella produzione matura.
Cresce la fama e quindi la richiesta specialmente a partire dal 1640 di quadri da stanza tipologia della nostra tela. Lo sfondo scuro e la composizione serrata fanno sì che lo spazio della tela sia occupato quasi interamente da quattro personaggi.
Al centro della scena si staglia san Giovanni Battista il corpo magro vestito con una pelle di agnello e avvolto in un semplice mantello. Il volto è sereno quasi rassegnato; lo sguardo è rivolto verso l’alto, non guarda il suo carnefice ma Dio, abbandonandosi totalmente alla volontà divina, senza paura né ribellione, certo che il martirio gli donerà la vita eterna. Come recita il cartiglio che tiene tra le mani “Ecco l’Agnello di Dio” così, prima della sua morte, indica la via verso Dio mostrando che la vera vittoria non è sulla terra  ma in cielo.
Alla sua destra si trova il boia, un uomo robusto e muscoloso che impugna la spada con la lama rivolta verso il basso, fermo in una pausa sospesa che precede l’esecuzione. Il volto è duro e  lo sguardo, rivolto direttamente allo spettatore, costituisce una vera e propria chiamata in causa: il carnefice costringe silenziosamente l’osservatore a confrontarsi con il peso morale dell’evento, una violenza che non appartiene solo al passato biblico ma che riguarda ogni tempo compreso quello di chi guarda.
Alla sinistra di Giovanni compaiono le due protagoniste femminili, figure morali con un preciso significato simbolico.
La donna più matura, collocata in secondo piano, è Erodiade dai lineamenti decisi e dallo sguardo freddo e calcolatore. È lei la vera istigatrice e mente dell’uccisione del Battista poiché non perdona la denuncia pubblica della sua relazione illecita con Erode. E’ immobile, osserva la scena con distacco sussurrando alle spalle della figlia. Incarna il peccato consapevole e ostinato.
La giovane è Salomè sua figlia. E’ lei a chiedere a Erode la testa del santo come ricompensa per la sua danza. Il suo volto appare ambiguo, sospeso tra curiosità e distacco, segno di una coscienza ancora immatura che le impedisce di guardare direttamente la vittima designata.  Tiene tra le mani un grande piatto, non a mani nude ma con un tessuto, per non sporcarsi le mani e per evitare il contatto diretto con l’oggetto dell’orrore. Una distanza morale ed emotiva come se non volesse assumersi fino in fondo la responsabilità di quel delitto.
L’intera scena è carica di silenzio. Nessuno sguardo si incrocia, non c’è violenza esplicita, ma tutto allude al dramma imminente, trasformando questo istante in un’immagine potente e simbolica di sacrificio, colpa e destino.
Le mie foto non rendono giustizia alla tela, che racconta un frammento di  storia di un tempo lontano, pronta a ritrovare occhi nuovi che ne colgano la voce e il fascino. 

Dimensioni: tela 72,5 x 97 cm - cornice 88,5 x 115 cm

MR Antichità di Rita Stasi 
Via Palestro 37/R 
16122 Genova GE (Genova)  Italia